"Un tempo, facevo parte di una compagnia specializzata in farse e sotties. Non avevo di che lamentarmi, poiché mi offrivano sempre il ruolo principale, quello del sot sotoyant, lo sciocco che cade per terra e raccoglie scapaccioni, il cocco del pubblico... Ma sono sicuro di tirare con l’arco come un campione: perché dovrei dividere il bottino?... Ho tante di quelle cose da dire, da solo… su piazze stracolme di pubblico... Ai misteri, ce ne sono a volte venti, venticinquemila...

"Io traccio un cerchio, pesto sul tamburo, suono la tromba e i sonagli. Quando la folla mi si fa intorno, io l’agito, con risate che sono come la spuma di grandi onde. E se non si muove, se resta immota come un lago, non ho altro da fare che scavarmi la fossa per seppellirmici. Ma soltanto all’idea di sentirli ballare sulla mia tomba senza che sia io a battere il tempo, mi faccio in quattro, mi moltiplico, ed è fatta! Battono le mani, ridono fino alle lacrime, e tutto è limpido come le lacrime di un peccatore!".

Ricordi del buffone Songe-Creux

raccolti intorno al 1515 e tradotti dal francese antico da André Sallée

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Don Carlos